Agrinsieme, cui Cia appartiene, ha inviato una lettera a tutti i leader politici in vista delle elezioni del 25 settembre prossimo, segnalando i temi prioritari del mondo agricolo. Questo che segue è il contenuto del documento, firmato dal coordinatore nazionale Massimiliano Giansanti.
A nome delle imprese agricole e delle cooperative agroalimentari rappresentate, le
scriventi componenti di Agrinsieme segnalano una condizione di forte crisi determinata
dall’impatto del “caro energia”, una situazione che diviene giorno dopo giorno
insostenibile per l’intero comparto primario.
Nei confronti del 2021, la fattura per l’acquisto dei prodotti energetici è salita di quasi il
200 per cento e in percentuali ancora più elevate per chi svolge anche attività di
trasformazione, mentre, allo stato dei fatti, ulteriori e consistenti incrementi sono previsti
per l’anno venturo.
I dati provvisori diffusi nei giorni scorsi dall’ISTAT, indicano che ad agosto i prezzi al
consumo dei beni alimentari lavorati hanno fatto registrare su base annuale un aumento
del 10,5 per cento. Per i prodotti alimentari freschi l’incremento è del 4,4 per cento.
Secondo le stime delle imprese di trasformazione, al fine di assicurare la continuità dei
cicli di produzione e coprire i maggiori costi per l’acquisto delle materie prime agricole, i
prezzi riconosciuti dalle catene della distribuzione dovrebbero salire entro l’anno di
almeno il 20 per cento.
Si tratta di una percentuale che, se trasferita per intero al consumo, determinerebbe un
ulteriore e forte aggravio sui bilanci delle famiglie, soprattutto a carico di quelle a basso
reddito. Come noto, le spese per l’alimentazione hanno un indice di elasticità limitato
rispetto alla variazione dei costi.
In attesa delle misure in discussione in ambito europeo, è indispensabile un intervento
straordinario interno per l’agricoltura e la filiera agroalimentare.
È fondamentale rafforzare e integrare le misure già varate con il decreto-legge n. 115 del
9 agosto 2022 (“Decreto Aiuti bis”), nonché con il decreto in corso di approvazione.
Nel dettaglio:
- Riconoscimento del credito di imposta previsto per le imprese energivore anche alle
cooperative agroalimentari a forte consumo di energia che, con codice ATECO 01,
trasformano prodotti agricoli. - Riconoscimento dell’applicazione del credito d’imposta per autotrasportatori anche
alle imprese che svolgono attività di trasporto conto proprio. - Aumento del credito d’imposta per il gas naturale, includendo anche gli usi
termoelettrici, dal 25% al 35%, con la conferma dell’IVA al 5%. - Estensione delle misure di rateizzazione delle bollette al secondo semestre di
quest’anno, per compensare l’elevato innalzamento dei prezzi dei prodotti energetici
delle imprese.
Le misure appena indicate sono indispensabili, ma potrebbero risultare insufficienti.
Secondo le ultime previsioni della Banca centrale europea, sono aumentati i rischi di
recessione economia e l’inflazione dovrebbe restare sopra il 5% nella media dell’anno
venturo. Ammontano a circa 280 miliardi di euro gli aiuti pubblici erogati finora dagli
Stati membri per limitare l’impatto del “caro energia”.
Le decisioni del governo sono state di assoluto rilievo, ma si registrano sostanziali
differenze a livello nazionale che incidono sulla competitività delle imprese. Ad esempio,
il sistema produttivo tedesco ha potuto beneficiare di un prezzo del gas sensibilmente più
basso rispetto alla media europea. Parimenti, con l’apposizione di un price cap al prezzo
del gas, la Spagna è riuscita ad abbassare la bolletta elettrica di famiglie e imprese,
preservando la competitività di queste ultime.
Non è più possibile attendere. Occorre ipotizzare un intervento straordinario per garantire
la continuità produttiva delle imprese agricole e delle cooperative che operano per la
valorizzazione e trasformazione dei prodotti agroalimentare, nonché per salvaguardare
l’occupazione. Tale intervento dovrebbe assumere la veste di una compensazione dei
maggiori costi di produzione sostenuti quest’anno rispetto al 2021. La compensazione
scatterebbe al superamento di una percentuale di incremento dei costi individuata come
sopportabile dal settore agroalimentare.
Inoltre, così come disposto durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, risulterebbe
fondamentale una moratoria e una rinegoziazione delle esposizioni bancarie con garanzia
pubblica, nonché nuovi aiuti diretti a sostegno delle imprese. Va evidenziato che,
nell’attuale situazione di crisi, le imprese sono chiamate a rimborsare i prestiti sospesi
durante la pandemia Covid-19. Questa volta non per ragioni sanitarie ma energetiche,
bisogna ripercorrere la strada imboccata con successo durante la pandemia.
Un intervento, infine, sul costo del lavoro dovrebbe consentire la riduzione degli oneri
previdenziali per le imprese ed un aumento della capacità di spesa degli occupati (cuneo
fiscale).

