Cereali e mais
La primavera 2024 è stata caratterizzata da basse temperature e piogge intense, rendendo difficile la possibilità, per le aziende agricole, di poter effettuare nei periodi idonei pratiche di diserbo e di difesa sia nelle colture autunnali come i cereali a paglia, sia in quelle primaverili come il mais, la soia e il girasole.
Cereali a paglia: produzioni in generale scarse e qualità del prodotto pessima a causa delle diffuse malattie fungine sviluppatesi durante il periodo primaverile.
Mais: presenza di infestanti elevate dove non si è riusciti a intervenire tempestivamente con i diserbi e semine troppo tardive. La problematica attuale è legata alla raccolta del prodotto in quanto le continue piogge dei mesi di settembre e ottobre non solo non hanno consentito alla coltura la completa maturazione, ma stanno ulteriormente danneggiando la granella a causa della troppa umidità.
Soia: causa semine troppo tardive è rimasta indietro nella maturazione, trebbiatura in ritardo.
Girasole: discrete le produzioni per chi ha trebbiato i primi di settembre, trebbiatura in ritardo.
Riso
Il comparto del riso non ha sofferto la crisi idrica avvertita negli scorsi anni, tant’è che la superficie investita a riso è aumentata rispetto al 2023 in tutta la regione. La primavera molto piovosa ha posticipato le semine, portandole a fine maggio-inizio giugno, di conseguenza il raccolto ha avuto un ritardo, quindi a fine settembre-inizio ottobre. Nel complesso il raccolto è stato buono ma comunque si è vista una diminuzione di produzione del 10-15% anche per questo comparto.
Uve
Vendemmia difficoltosa, per il perdurare delle piogge e il conseguente numero di trattamenti svolti per arginare le fitopatie sviluppate (quindi costi di gestione più alti) che hanno inficiato anche la resa. Il problema è stato avvertito maggiormente per le aziende a coltivazione biologica. Situazione differente nei vari areali della provincia, a seconda delle caratteristiche e del microclima dei singoli territori. Prezzi sostanzialmente stabili sugli scorsi anni ma con alcuni ribassi; in crescita costante nel tempo, invece, è il prezzo delle uve Timorasso.
Nocciole
Campagna non molto favorevole sia qualitativamente che quantitativamente. Le cause principali di un’annata così difficile sono da attribuire principalmente all’andamento climatico legato sia alle temperature sia alle precipitazioni: si è passati dai 300 mm del 2022/2023 variabili in base alle capannine meteo delle varie postazioni, ai 600-800 mm del 2024. Il momento più critico per il nocciolo va da fine marzo a fine maggio nel periodo durante il quale la fase fenologica inizia con la formazione delle foglie adulte fino alla formazione e differenziazione del frutto, e proprio durante questi mesi ci sono state non solo precipitazioni rilevanti ma anche notevoli sbalzi termici (sono state registrate temperature tipicamente estive in alcuni giorni, autunnali in altri). Fitopatie da gestire negli impianti.
Miele
Le temperature rigide e il gelo di aprile hanno impattato pesantemente sulle condizioni di produzione tant’è che gli apicoltori sono dovuti intervenire per il sostentamento delle api. Le mancate fioriture e il troppo freddo hanno fatto accusare un pesante colpo e il perdurare dell’assenza di sole nei mesi primaverili è stato un problema. Gli apicoltori hanno somministrato degli sciroppi con contenuto di zucchero, pacchi di candito, zucchero allo stato solido per sostentare le api. Produzione di miele crollata fino all’80%.
Frutta
Poche luci e tante ombre sul comparto frutta.
Oltre alle dinamiche di mercato, con andamento dei prezzi sempre poco governato dai produttori agricoli, sono le particolari condizioni climatiche ad avere caratterizzato in negativo l’annata. Il mondo agricolo è un’industria a cielo aperto, da sempre è abituato a convivere con le incertezze del clima ma a preoccupare è la frequenza con cui si stanno ripetendo gli eventi estremi nonché l’intensità con cui si manifestano, così da compromettere (spesso pesantemente) il reddito aziendale. A un inverno relativamente mite, tale cioè da non permettere la normale e fisiologica stasi vegetativa alle colture, è succeduta una primavera oltremodo fresca e piovosa, anomala sia come entità delle precipitazioni che come frequenza. Se da un lato questa abbondanza idrica ha favorito dopo anni di stress il rigoglio vegetativo degli alberi, dall’altro il verificarsi di tale situazione nella delicata fase della fioritura delle diverse specie ha causato seri problemi nell’allegagione e nel conseguente carico di frutti finale. I ristagni idrici, specie nei terreni più “pesanti” hanno infine reso difficoltose le normali operazioni colturali ed hanno causato in diversi casi problemi di asfissie radicali alle piante. Alcuni dati esemplificativi tratti dalla centralina metereologica elettronica di Montemarzino, facente parte della rete di monitoraggio Regione Piemonte: dall’inizio dell’anno al 15 ottobre 2024 sono caduti 1004 mm di pioggia; nello stesso periodo dello scorso anno i mm sono stati 330 e 320 nel 2022. Precipitazioni totali nell’anno 2023 = 630 mm e 500 mm nel 2022.
<< Breve analisi dell’andamento delle singole colture frutticole >>
Albicocco: il primo a fiorire, ancora una volta penalizzato con produzioni generalmente molto scarse specie in pianura. Ad aggravare la situazione le diffuse infezioni di monilia sulla vegetazione e l’aumento della presenza e degli attacchi di Capnodis tenebrionis, coleottero che erodendo radici e fusti porta a morte l’intera pianta e contro il quale non esiste tuttora una efficace difesa. La presenza della coltura nel nostro areale è messa seriamente a rischio, data la sua ormai perdurante mancata produttività.
Fragola e Ciliegio: si accomunano le due colture perché per entrambe le precoci produzioni sono avvenute in condizioni di temperature relativamente basse, ripetute precipitazioni ed elevata umidità. Tutto ciò ha facilitato l’insorgere di marciumi ed infezioni fungine, con conseguente perdita di prodotto che spesso non ha raggiunto ottimali qualità organolettiche abbassandone la richiesta del mercato. Sul Ciliegio si sottolinea la ormai diffusa presenza, e relativi danni alla produzione, della Drosophila suzukii, moscerino di recente introduzione dai paesi orientali, che sta imponendo ai cerasicoltori un adeguamento alla tradizionale strategia di difesa.
Pesco: scarsa produzione nei frutteti di pianura, situazione nettamente migliore in quelli di collina specialmente per le varietà tradizionali nostrane più “rustiche” (gruppo Haven). Qualità organolettica ottimale e produzioni superiori alla scorsa annata per pezzatura e quantità Qualche danno da marciumi sulle varietà precoci e su quelle molto tardive maturate in periodi di elevata umidità, mentre il grosso della produzione si è avvantaggiato del clima estivo caldo e più asciutto, che ha favorito anche il consumo. “Trionfo” degli afidi, nella vegetazione lussureggiante indotta dalla primavera fresca ed umida; Cydia e Anarsia non hanno dato particolari problemi, anche per l’aumento dei frutteti difesi con metodo di confusione sessuale. Particolare apprensione invece per la lenta ma continua diffusione e per il sensibile aumento nell’intensità di danno dei due temibili insetti: Popillia japonica e Halyomorpha halys (cimice asiatica), divenute da anni le principali avversità da combattere.
Susino: valgono le stesse considerazioni del pesco, con produzioni nulle o scarse in pianura e soddisfacenti in collina. Sensibili differenze di allegagione e produttività, come per il pesco, sono dovute alla quota altimetrica ma soprattutto anche a diverse epoche di fioritura e sensibilità varietale.
Melo: fiorendo più tardi rispetto alle altre specie, la allegagione e la produzione sono state generalmente buone; difficoltà per clima avverso nel posizionamento degli indispensabili interventi di diradamento chimico, corretti in seguito da quelli ben più onerosi ed impegnativi manuali; lievi danni sui frutti per la leggera grandinata di giugno; maturazione regolare con escursioni termiche tra giorno e notte che hanno favorito il raggiungimento di caratteristiche organolettiche ottimali. Qualche problema ultimamente nella raccolta di Golden e varietà tardive, ostacolata da frequenti precipitazioni. La difesa da ticchiolatura, impegnativa per le frequenti precipitazioni primaverili, non ha provocato particolari danni grazie alla correttezza e tempestività di intervento degli esperti melicoltori. Per quanto riguarda gli insetti, oltre all’attenzione dovuta all’aumentata presenza di Popillia e cimice asiatica, si registra una preoccupante recrudescenza nelle infestazioni di afidi, in particolare di quello “lanigero”, che costringerà nei prossimi anni ad una oculata strategia di difesa complessiva.
Orticole industriali
Al contrario della campagna 2023, caratterizzata da scarsità idrica, le orticole industriali nel 2024 hanno sofferto troppa piovosità, specie nelle fasi di trapianto rese quasi impossibili per lo stato dei terreni gonfi di acqua. La primavera, piovosa e fredda, in forte ritardo ha lasciato velocemente il posto al caldo torrido e umido, documentato dagli indici di rilevazione delle centraline di rilevazione dati nelle aziende. Il mese di settembre ha visto un calo delle temperature, dalla metà di ottobre la forte e interminabile pioggia ha compromesso anche quanto in precedenza si era salvato. Anche gli eventi climatici estremi a macchia di leopardo hanno gravato sulla produzione di pieno campo. È stato veramente difficile per i produttori portare a termine il risultato.
Da evidenziare le dinamiche di speculazione: a seguito della pandemia e della guerra in Ucraina, i costi di produzione sono aumentati sensibilmente senza via di ritorno. Il produttore paga le conseguenze: nonostante il prodotto finito sia fortemente rincarato, il primo anello della catena, rappresentato dall’agricoltore, non ha corrisposto in modo proporzionale il proprio lavoro. Talvolta, anche sul territorio, i produttori che conferiscono all’industria non raccolgono più perché non ci sono le caratteristiche richieste dalla normativa per il ritiro del prodotto: a causa del clima avverso, mancano gli standard di pezzatura e peso (e raccogliere comporta costi troppo alti). La PLV è più bassa di una resa normale.
Zootecnia da carne
Anno complicato anche per gli allevatori, che restano con il fiato sospeso. I casi di Blue Tongue hanno creato problemi gestionali, di esecuzione vaccini e problematiche nella movimentazione dei vitelli; alcune pecore sono morte sul territorio provinciale. Prosegue l’emergenza Peste Suina Africana che continua a massacrare il settore suinicolo: gli allevamenti in zona rossa restano chiusi e gli altri sono a rischio; la zona di epidemia si è estesa anche all’Alto Piemonte, fino all’estate 2024 non coinvolta dalla questione.
Latte
Il comparto latte vede un rialzo dei prezzi agli agricoltori data dalla scarsità di prodotto, ma resta una situazione poco remunerativa per gli allevatori che sostengono costi di produzione altissimi.
Canapa
Il 2024 agricolo è caratterizzato anche dalla crisi del settore della canapa, messa in discussione a livello politico con il DDL Sicurezza. Questa coltura, che da alcuni anni presenta numeri in aumento sul nostro territorio, è messa a serio rischio in tutta la filiera produttiva, che con i suoi derivati coinvolge anche il settore edile e farmaceutico, la cosmesi e l’erboristeria, gli integratori alimentari e il florovivaismo. Cia anche a livello nazionale insiste sul grave danno che si avrebbe per chi ha investito ingenti risorse in una produzione a oggi legale e ad alto valore aggiunto.

