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Sei qui:Home » Archivio » Vigneti e diritti reimpianto: la situazione provinciale
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Vigneti e diritti reimpianto: la situazione provinciale

01/01/20002 Mins Read
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Con l'entrata in vigore, dal 1 gennaio 2016 (in vigore fino al 31 dicembre 2030), del decreto relativo al nuovo sistema di autorizzazioni per impianti viticoli – secondo l'attuazione della disciplina europea -, cambia la geografia dello scenario viticolo della provincia di Alessandria.
Questo strumento, che sostituisce il regime di limitazione agli impianti viticoli gestito attraverso il sistema dei ‘diritti di impianto e reimpianto’, permette il rilascio di autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti, per i reimpianti e per convertire ed utilizzare i ‘vecchi’ diritti di reimpianto in possesso dei produttori. Si tratta di uno strumento di politica comunitaria attivato per mantenere in equilibrio domanda e offerta di vino europea.
Secondo i dati elaborati, la provincia di Alessandria ha trasferito circa 738 ettari di vigneto, 400 dei quali destinati fuori dal Piemonte e 338 rimasti all'interno della nostra regione.
Nel dettaglio, sul nostro territorio, ad esclusione del Gaviese e di una piccola parte dell'Acquese, la provincia di Alessandria è stata fortemente coinvolta nella cessione dei diritti.
La provincia piemontese cui è andata la maggior parte dei diritti ceduti è Cuneo, mentre Alessandria risulta essere quella che perso il maggior numero di ettari vitati in questa fase di cessione dei diritti.
Il territorio dell'Ovadese, insieme ad Alessandria, ha assistito ad una fuga dei diritti di reimpianto dal nostro territorio verso territori fuori regione, più “forti” ed organizzati, che godono di una situazione molto favorevole per la viticoltura, in particolare Veneto e Lombardia.
Spiega Italo Danielli, presidente del Consorzio di Tutela e Promozione dell'Ovada Docg e vicepresidente provinciale Cia Alessandria: “Le motivazioni che hanno spinto alcuni agricoltori a vendere i loro diritti di reimpianto sono date dalla mancanza di reddito soprattutto per chi vende le uve, dalla difficoltà di difesa dai danni provocati dagli ungulati e dallo scarso ricambio generazionale. Da questo momento dobbiamo ripartire: non dobbiamo perdere altre superfici a vigneto, ma ristrutturare le aziende orientate al vitivinicolo e l'intero settore”.
Dal 2016, l’unica possibilità per le aziende di incrementare la superficie vitivinicola sarà quella di attingere alla “riserva nazionale” in capo agli Stati Nazionali, che a regime avrà a disposizione l'1% rispetto alla superficie vitivinicola nazionale. Queste autorizzazioni saranno concesse con una serie di criteri di priorità legati – ad esempio -, ai giovani, alle dimensioni aziendali, alla sostenibilità.

 

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