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Sei qui:Home » Archivio » Tolleranza zero per i prodotti “Italian Sounding”
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Tolleranza zero per i prodotti “Italian Sounding”

01/01/20003 Mins Read
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Un esercito di 300 mila operatori tra la fase agricola e industriale mettono a segno un fatturato alla produzione di 13,7 miliardi di euro ed esportazioni in aumento in valore del 64% negli ultimi 5 anni.

Sono alcuni dei numeri della filiera del ‘food and wine’ italiano a denominazione di origine e a indicazione geografica, ricordati da Ismea a Expo.

”E’ un sistema che oltre ad esprimere valenze socioculturali e opportunità di sviluppo nelle aree rurali -, ha detto il presidente dell’Ismea, Ezio Castiglione, intervenuto agli Stati generali delle indicazioni geografiche – cresce anno dopo anno in termini di numero di riconoscimenti e di giro d’affari in particolare all’estero”.

Oggi l’Italia, con 273 prodotti agroalimentari insigniti del bollino comunitario, di cui 4 nuovi riconoscimenti dall’inizio di quest’anno e 523 Dop e Igp vinicole, guida saldamente la classifica in Europa per numero di denominazioni.

”I maggiori stimoli alla crescita del comparto – ha aggiunto Castiglione – vengono proprio dai mercati esteri, dove il sistema nazionale delle Dop e Igp, nonostante i noti tentativi di imitazione, ha incrementato il suo fatturato nell’ultimo quinquennio del 64% nel caso delle produzioni agroalimentari e di oltre il 33% per i vini; questo con una prospettiva di crescita ancora più veloce nel 2015, approfittando di un euro più competitivo, dell’onda lunga dell’Expo e delle attività messe in campo dal piano sull’internazionalizzazione varato dal Governo”

Il limite della situazione è costituito dal fatto che il numero di prodotti tipici, vino a parte, è grande, ma tre prodotti dop : Grana Padano, Parmigiano Reggiano e prosciutto di Parma, valgono da soli circa 6,5 miliardi. Aceto Balsamico di Modena, Mela Alto Adige, Pecorino Romano, Gorgonzola, Mozzarella di Bufala Campana, Speck Alto Adige, Prosciutto San Daniele, Mela Val di Non, Toscano, Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina Igp e Taleggio valgono circa altri 6 miliardi. I rimanenti prodotti valgono, tutti insieme, pochi “spiccioli”.

Il numero di prodotti tipici molto grande dipende anche da un inveterato campanilismo che caratterizza il Bel Paese, il quale ha portato spesso alla divisione delle forze ed a chiedere il riconoscimento di Dop ed Igp anche quando non era il caso. Per questo motivo, una razionalizzazione, magari scegliendo la strada dell’aggregazione, forse andrebbe fatta.

L’entusiasmo per i prodotti ”italiani” all’estero è comunque enorme, come dimostra l’andamento delle esportazioni. Ma c’è ancora un ampio spazio per i nostri prodotti tipici, che attualmente viene occupato dai prodotti ”italian sounding”, alimenti finto-italiani.

Bisogna intensificare la “tolleranza zero” verso chi imita i prodotti d’eccellenza “made in Italy” e fa concorrenza sleale alle nostre imprese, compromettendo il prestigio di tutto il sistema agroalimentare dentro e fuori i confini nazionali, ma c’è anche un altro problema che non puo’ essere sottaciuto: l’organizzazione italiana non sempre è all’altezza, con il risultato è che i nostri prodotti dop ed igp non riescono a conquistare i mercati stranieri come potrebbero e si sperpera un potenziale di crescita enorme.
 

Gabriele Carenini – Vice Presidente Cia Piemonte

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