Si è svolto nell’azienda agricola “La Fontanassa” di Gavi il convegno settoriale “Dalla vigna allo sviluppo: il ruolo del vino nei territori”, organizzato da Cia Alessandria-Asti. L’evento ha riunito i principali attori della filiera per discutere il valore economico, sociale e culturale del comparto, affrontando le sfide cruciali della competitività internazionale e della sostenibilità. Presenti per l’occasione anche i vertici nazionali di Cia.
Il dibattito ha evidenziato come il legame tra vigneto e sviluppo locale sia il motore per superare l’attuale momento di complessità del mercato.
Dopo il saluto del titolare di Fontanassa Filippo Gemme e i saluti introduttivi di Daniela Ferrando, presidente Cia Alessandria-Asti e Gabriele Carenini, presidente regionale Piemonte e Valle d’Aosta, si sono svolte le relazioni tecniche di Franco Piana, vicedirettore Cia e referente Sviluppo Impresa, sullo scenario attuale viticolo piemontese, fitopatie e bandi pubblici, e Danilo De Lellis, responsabile nazionale Cia Politiche del Lavoro. In particolare, De Lellis ha evidenziato il quadro normativo delle assunzioni: “In alternativa alle assunzioni come lavoro subordinato, le aziende agricole hanno oggi la possibilità di ricorrere ai contratti di appalto, uno strumento che deve essere utilizzato nel migliore dei modi e con molta attenzione da parte delle aziende, perché il limite tra la legalità e la somministrazione illecita di manodopera, purtroppo, è sottile. Cia scende in campo a fianco delle imprese aiutandole nella stipula dei contratti, perché oggi questo strumento prevede la responsabilità in solido dell’azienda committente nei confronti dell’appaltatore. Cia si è battuta con la politica per ottenere risultati migliori e grazie al DL63 Agricoltura del maggio 2024 abbiamo ottenuto alcuni passi in avanti ma purtroppo, ad oggi, mancano ancora i decreti attuativi che diano gambe ad un provvedimento che, secondo noi, potrebbe mettere in sicurezza il settore agricolo”.
Al tavolo dei relatori, anche il presidente del Consorzio Tutela Gavi Maurizio Montobbio: “Il Gavi rappresenta oggi un modello vitivinicolo che funziona grazie a una governance oculata, capace di gestire impianti e rese per garantire equilibrio di mercato. Questo contesto di sicurezza permette ai nostri produttori di investire con ottimismo, favorendo un ricambio generazionale che genera ricadute positive su tutto il territorio, migliorando l’accoglienza e la qualità della vita dei residenti”. Gian Michele Passarini, vicepresidente nazionale Cia ha dichiarato: “Nessuno si salva da solo di fronte ai cambiamenti dei gusti, ai fattori climatici e alle tensioni geopolitiche. Regioni come Piemonte, Veneto e Toscana devono fare sistema all’interno di una strategia nazionale unitaria. Questa visione deve essere costruita mettendo attorno a un tavolo tutti gli attori principali: chi produce, chi commercializza e chi promuove il nostro vino nel mondo”.
Le conclusioni sono state affidate al presidente nazionale Cia Cristiano Fini, che ha fatto una sintesi ad ampio spettro sul panorama vitivinicolo: “Il settore attraversa una fase difficile, ma il legame tra vino e territorio resta la nostra bussola. È fondamentale puntare sull’enoturismo e sulla cucina italiana, patrimonio UNESCO, per cogliere opportunità in mercati esteri. Tuttavia, dobbiamo anche chiederci come essere più accessibili: per attrarre i giovani servono prezzi più calmierati, specialmente nella ristorazione. Se vogliamo essere appetibili, dobbiamo essere accessibili”.
Partecipi al convegno anche le autorità, tra cui il vicesindaco di Gavi Gianluca Griffò, i consiglieri regionali Domenico Ravetti e Marco Protopapa, l’assessore regionale Enrico Bussalino.

