Una delegazione di una ventina di agricoltori provenienti da Alessandria e da Asti ha aperto, insieme a centinaia di produttori di Italia, il sit-in di protesta in piazza Montecitorio, a Roma, per la mobilitazione nazionale di Cia-Agricoltori Italiani.
Sotto lo slogan “I conti non tornano”, l’organizzazione porta in piazza il commercio internazionale con l’assenza di reciprocità nelle regole, che si scarica tutta sui nostri produttori. Gli agricoltori incassano sempre meno, mentre i cittadini pagano sempre di più. E i costi continuano a salire per entrambi. Una protesta che non è solo di categoria, ma mette insieme agricoltori e cittadini contro gli squilibri di un sistema che sta scaricando sui due anelli più deboli – chi produce e chi acquista – il peso di rincari e distorsioni.
Dirigenti e soci Cia Alessandria-Asti, guidati dalla presidente Daniela Ferrando e dal direttore Paolo Viarenghi, hanno partecipato alla manifestazione che, nell’arco della giornata, ha visto la presenza di numerosi politici che hanno ascoltato il commento del presidente nazionale Cia Cristiano Fini. Tra loro: Riccardo Molinari, Enzo Amich, Gilberto Pichetto Fratin, Giuseppe Conte, Elly Schlein. VIDEO E FOTO DI APPROFONDIMENTO SULLA PAGINA FACEBOOK E INSTAGRAM “CIA ALESSANDRIA-ASTI”.
Eclatanti le ripercussioni su due produzioni simbolo del Paese: il settore dei cereali attraversa una fase di profonda crisi da oltre 4 anni; il comparto del vino è in estrema difficoltà; l’extravergine d’oliva registra crolli dei prezzi alla produzione dal 25% al 50%, spinto al ribasso dalle massicce importazioni dall’estero, mentre l’import di riso è cresciuto di quasi il 30% solo nel primo trimestre 2026, sotto la pressione delle concessioni al Sud-Est asiatico e degli accordi Mercosur e con l’Australia, con una crescente pressione sulle varietà italiane. A settembre l’inflazione è salita al 4,2%, ai massimi da tre anni, e gli italiani hanno dovuto fare i conti con un balzo del 5,5% dei prezzi degli alimentari freschi rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel frattempo, i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono crollati: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per albicocche e uva da tavola, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere, -15% per le mele e -5% per il pollo.
«Siamo dentro una tempesta perfetta, colpiti dagli effetti delle guerre e del cambiamento climatico -dichiara il presidente di Cia, Cristiano Fini-. Ma la crisi dell’agricoltura non riguarda solo noi: coinvolge tutti i cittadini, perché chiama in causa la sicurezza alimentare, la tutela ambientale e il presidio dei territori». Eppure, in questo momento «gli agricoltori stanno lavorando con prezzi che in molti casi non coprono neppure i costi di produzione, mentre nelle famiglie il carrello della spesa pesa sempre di più -continua Fini-. Questo non è più sostenibile. Non possiamo accettare che chi produce cibo venga pagato sempre meno e chi lo compra sia costretto a pagarlo sempre di più».
Nota di dettaglio
LA FORBICE DAL CAMPO ALLA TAVOLA – Analizzare i prezzi riconosciuti all’origine e quelli spesi al dettaglio dà la misura di un divario inaccettabile. A settembre, per i prodotti ortofrutticoli italiani, le carote sono passate da 0,28 euro al chilo sul campo a 1,46 euro al chilo sulla tavola (+421%); l’uva da tavola da 0,58 euro al chilo a 2,99 euro (+416%); le melanzane da 0,62 a 2,75 euro (+344%); le pesche da 0,74 a 2,88 euro (+290%); i peperoni da 0,92 a 3,15 euro (+242%); le pere Abate da 1,18 a 3,22 euro (+173%); le zucchine da 1,05 a 2,82 euro (+168%) e la lattuga romana da 1,68 a 3,48 euro (+107%).
IL CARO-VITA – A rendere ancora più grave il quadro è la contestuale impennata dei costi operativi. Ad agosto 2026, rispetto all’estate precedente, i carburanti agricoli sono aumentati del 40% e i fertilizzanti del 12%, mentre per le famiglie il gasolio per autotrazione è cresciuto del 27%, la benzina del 16% e le spese per abitazione, acqua, elettricità e gas del 9%. Per le imprese agricole, il confronto con il 2021 – prima dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente – restituisce la vera portata dello shock: il gasolio agricolo è passato da 0,48-0,70 euro al litro a 1,50-1,70 euro al litro (+143%). Nello stesso arco di tempo, i concimi e fertilizzanti, a seconda delle tipologie, hanno registrato rincari dal 40% fino al 100%.
LE RIVENDICAZIONI DI CIA – «Agricoltori e cittadini sono sulla stessa barca. Da una parte ci sono imprese che non riescono più a sostenere i costi produttivi e dall’altra famiglie che vedono eroso il loro potere d’acquisto. Per questo -osserva il presidente di Cia- dobbiamo unire le forze in un’alleanza strategica, per spezzare la catena della speculazione e chiedere politiche capaci di sostenere il reddito e la tenuta sociale del Paese. È una battaglia per il diritto a un cibo sano, equo, accessibile, e per la dignità del lavoro agricolo».
«Con il presidio di Montecitorio -conclude Fini- chiediamo di intervenire sulle distorsioni della filiera, rafforzando le aggregazioni produttive e il ruolo delle interprofessioni, monitorando i prezzi e contrastando le pratiche sleali, valorizzando il Made in Italy e la filiera corta. Chiediamo inoltre di rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, fermo a maggio; utilizzare le risorse già stanziate per i fertilizzanti anche per far fronte agli altri rincari produttivi; rifinanziare Agricoltura 4.0. Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma. Perché difendere l’agricoltura significa difendere tutti».




